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“Investire sulla scuola e sul sociale, resta l’unica forma di ricchezza, per ‘curare’ gli adolescenti”. Sara Mascolo, e le Life Skills, le competenze, necessarie

“Investire sulla scuola e sul sociale, resta l’unica forma di ricchezza, per ‘curare’ gli adolescenti”. Sara Mascolo, e le Life Skills, le competenze, necessarie.

L’adolescenza è considerata, oggi più che mai, il “particolare” momento della vita di una persona. Tempeste ormonali, formazione del carattere, senso spinto dell’ego e quant’altro, intersecano anche aspetti come il bullismo, il delinquere, la solitudine e “il mondo” degli adulti. Età in cui anche la scuola gioca un ruolo fondamentale affinché non lasci indietro nessuno e torni a rimarcare il ruolo di agenzia educativa, insieme alle altre (famiglia in primis, quando c’è). È consueto, ormai, incontrare adolescenti che hanno indossato corazze difficili da scalfire, che si rifanno a modelli sbagliati da “Paese dei balocchi” e delle perdizioni, nel quale fanno fatica ad uscire. Qualcuno deve iniziare a dare risposte sul perché c’è dispersione scolastica e perché si creanobaby-gang, primo gradino per arrivare ad altro tipo di gang. Sara Mascolo,è psicologa e neuropsichiatra infantile, presso l’ASL-FG, e tano dichiara: “L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha, da tempo, rivisto il concetto di salute, intesa non l’assenza di malattia, ma come un percorso verso l’equilibrio socio-psico-fisico. Etimologicamente il termine ‘salute’ è collegato ad uno stato d’integrità psico-fisica, ma anche alla felicità: è sano, chi è sereno! Questa visione restituisce un senso di auto efficacia all’individuo che sceglie i mattoni per la propria dimora e ne risponde responsabilmente. In questa formazione e costruzione, s’inserisce l’adulto che ha funzione di protezione e modello nella scelta dei percorsi”. La dottoressa, entra nel merito: “Gli adolescenti, in una nota metafora della Dolto, vengono paragonati all’aragosta: perdono il guscio quando crescono e si nascondono tra gli scogli per proteggersi. Se in questa fase delicata d’assenza di rivestimento dovessero ferirsi, le cicatrici rimarrebbero per sempre anche quando avranno secreto il nuovo guscio. In questo passaggio, s’inserisce la scuola a cui è demandato tra gli altri, il compito di riempire il vuoto valoriale delle famiglie e della società. Benché oberata da burocrazie e da vincoli, da pressioni e richieste continue, la scuola resta l’unico ambiente che può creare delle alternative, a condizione che riesca a garantire non a tutti la stessa cosa, ma a ciascuno ciò di cui ha bisogno e a condizione che sia supportata, al fine di renderla autonoma nel dare inizio a progetti e lavori di rete”. Sara Mascolo cita le competenze legate ai comportamenti: “Sono passati quasi 20 anni da quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato: ‘Life skillseducation for children and adolescents in school (OMS, 1997)’. Si tratta delle ‘competenze’ che portano a comportamenti positivi e di adattamento che rendono l’individuo capace di far fronte efficacemente alle richieste e alle sfide della vita quotidiana. Il nucleo fondamentale delle life skills, identificato dall’OMS, è costituito da 10 competenze: consapevolezza di sé; gestione delle emozioni; gestione dello stress; comunicazione efficace; relazioni efficaci; empatia; pensiero creativo; pensiero critico; prendere decisioni; risolvere problemi. Se è vero che le life skills sono essenziali per tutta la vita – continua la psicologa sanseverese – è soprattutto nell’adolescenza, periodo di enorme crescita globale dell’individuo e ricerca di senso oltre che di ‘Sé’, che esse hanno bisogno di essere monitorate dagli adulti, implementate e valorizzate. Messe nelle condizioni di operare, le scuole potrebbero davvero fornire risposte complesse ai bisogni della società, andare oltre l’istruzione e dare il giusto peso alla formazione delle coscienze, il vero motore dei comportamenti e delle scelte”. Le conclusioni di Sara Mascolo: “Le risposte di comunità, però, si costruiscono in un’ottica di networking e non di delega passiva. Aver ridotto gli investimenti alla scuola e nel sociale, tanto da relegare l’Italia in fondo alle classifiche europee, ha di fatto aumentato la spesa pubblica. Perché tutto ciò che sarebbe possibile costruire in un’ottica preventiva durante gli anni d’obbligo scolastico, si trasforma spesso in problema da affrontare in altri sistemi ed istituzioni in età adulta e con costi importanti. Investire sul capitale umano, rimane l’unica forma di ricchezza”.

Beniamino PASCALE

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