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San Severo e il problema della fogna bianca

San Severo e il problema della fogna bianca

Manca la “fogna la bianca”? Certo! Ma solo quando piove e sembra di stare a….Venezia.

La perturbazione atmosferica dello scorso fine settimana, ha riportato alla ribalta l’atavico problema della raccolta delle acque piovane e quindi della “fogna bianca”. San Severo e Venezia sono “gemellate”: la Serenissima, con l’acqua alta in piazza San Marco, la “Città dei campanili, con l’acqua alta a Porta San Marco. I cittadini, al momento, possono solo contare sulla clemenza dei santi patroni (ed ingegnarsi con quella sorta di “barriere”, dinanzi agli usci ed alle attività commerciali) visto e considerato che da decenni il problema, certamente di non facile ed immediata soluzione, ha sortito solo l’effetto di far defluire i soldi dei contribuenti (e non l’acqua piovana), verso progetti onerosi, mai realizzati e quant’altro. In verità, l’allagamento delle strade, con tutto ciò che ne deriva, accade anche con scarse precipitazioni.

Per alcuni, la percezione di tale evento aumenta con i danni che riceve: piano terra, cantine e depositi, invasi e danneggiati. Ad oggi tutta l’acqua meteorica che cade sul bacino della città di San Severo, viene raccolta da una infima rete fognaria, poco ramificata e sottodimensionata, praticamente ferma da oltre 60 anni. Anche se un tratto, verso la zona Pip, di via Soccorso è stato oggetto della Rigenerazione Urbana. Ma, come accaduto venerdì scorso, in quella zona le auto sono rimaste bloccate per alcune ore. Il problema resta, quindi, tutti hanno paura quando ci sono fenomeni atmosferici con significative precipitazioni, ma non si provano nemmeno a cercare finanziamenti ad hoc, per risolvere la questione.

Quando piove, i cittadini lo sanno, da viale II Giugno, l’acqua piovana defluisce tutta verso la Stazione Ferroviaria. Alleggerendo il flusso su quest’unica superficie cooptante, andando per un tratto in contropendenza e portando il tutto verso il torrente Radicosa, si potrebbero addirittura raccogliere queste acque per utilizzarle quando servono. Gli altri punti critici, da “alleggerire”, sono Città Giardino, Porta San Marco, l’incrocio con il carcere, fino a via Foggia, facendo confluire il tutto verso il torrente Venolo.

Avevano il loro parere, gli ingegneri Alfonso Rizzi e Alberto Del Grosso.Ad oggi, tutte le acque, come regola vuole, non confluiscono nei canali, sfruttano il “letto” delle strade. Inoltre, altro grave problema nel problema: ci sono tratti in cui, fogna bianca e nera si mescolano; manca la manutenzione periodica, la pulizia di grate, condotte e canali. Ma questo vale un po’ per tutte le città e i paesi della provincia di Foggia. Queste le considerazioni dell’ing. Sergio Priore: “Il problema dell’assenza di fogna bianca nella città di San Severo, è atavico.

La nostra città ha un’impiantisticavetusta, alla quale non si fa costante manutenzione, che parte da un sistema a maglie o misto, che si dirama da nord (zona via Apricena) a sud di San Severo (zona via Foggia), innestandosi nei vari quartieri sia ad est che ad ovest della città, quasi tutto l’impianto è a pelo libero, basandosi sulle pendenze, qualche nuovo innesto è stato fatto, nell’area PIP di San Severo, con l’adozione di finanziamenti regionali qualche anno fa, ma nulla di che. È quasi impercettibile.I nubifragi o le ‘bombe d’acqua’, che molto spesso si abbattono sulla città, creano danni a volte irreparabili, con allagamento cantine, negozi, supermercati, farmacie, scantinati, case, mezzi di trasporto ecc. e molto spesso creano un danno economico aggiuntivo ai contribuenti. Basti pensare che alcune zone di San Severo, dopo incessanti e persistenti piogge, raggiungono anche i 50 cm di altezza”. Tra investimenti e ricerca di risorse, oltre che non è possibile sventrare tutta la città in contemporanea, quanti soldi servirebbero? “Le amministrazioni comunali che si sono succedute, hanno pensato d’inserire come opera primaria e strategica, il finanziamento della nuova impiantistica (vedi Piani triennali opere pubbliche, Area Vasta – Capitanata 2020 ecc..), senza successo, i cui costi si aggirerebbero a spanne sui 20.000.000 di euro, e forse più, considerando il fatto, che la morfologia urbana cittadina è cambiata, per via dei numerosi lavori effettuati, come nuova cementificazione, ripristini stradali, per via degli scavi delle compagnie telefoniche, fibra ottica ecc. Ciò significa che sono cambiate le pendenze, gli incamminamenti, i percorsi delle acque, alcuni di questi, sicuramente eliminati o bloccati per via di detti lavori, perché spesse volte le imprese non riportano il manto stradale in una situazione iniziale, ma lo stravolgono completamente.

Ragion per cui, la nostra città oggi, necessita di interventi urgenti a livello infrastrutturale, come pure introdurre innovazioni impiantistiche e di sistema, che coniughino il rispetto per l’ambiente, nuova occupazione, creando anche un circolo virtuoso”. Inoltre, e non per ultimo, pur essendoci un piano delle emergenze, a San Severo, le idee non sono molto chiare e non si capisce perché non viene applicato. L’ing. Sergio Priore, descrive alcune innovazioni per il deflusso delle acque: “Alcuni interventi innovativi sono per esempio, i ‘Giardini della pioggia’ o raingardens, che sono delle leggere depressioni del suolo, ricoperte con verde, come delle aiuole. Servono a contenere, gestire le grandi quantità d’acqua piovana, proveniente, soprattutto dai tetti degli edifici, dalle sedi stradali, e dalle aree pavimentate; in tal modo, si riduce di molto l’inquinamento idrico, intercettando e trattenendo l’acqua piovana, di ruscellamento e deflusso urbano, riducendo l’effetto ‘runoff’, cioè contaminazione ed allagamento in caso di pioggia, con il trasporto di detriti urbani, metalli, plastiche, ecc. Altri sistemi sono le ‘piazze d’acque’, tipo vasche d’accumulo con sistema di drenaggio nei terreni; tetti verdi sulle abitazioni soprattutto quelle nuove, ma possibili anche su quelle esistenti, con assorbimento e riutilizzo dell’acqua piovana ai fini igienici; zone piantumate in città, dune verdi, piste ciclabili ad assorbimento, sostituzione di pavimentazioni impermeabili con prati e mini parchi urbani; sopraelevazione di marciapiedi per la raccolta ed il deflusso delle acque in eccesso, ma tutti con un unico obiettivo, intercettare, rallentare, incanalare e riutilizzare, ogni goccia d’acqua, e garantire una città capace di convivere con l’acqua e perché no, creare e farne anche un business, in termini di risparmio economico”.

Beniamino PASCALE

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