Cronaca

Assalto a un portavalori sulla A/12 altezza Fauglia in provincia di Pisa. Eseguite 8 misure cautelari nei confronti di pregiuidicati cerignolani.

Assalto a un portavalori sulla A/12 altezza Fauglia in provincia di Pisa. Eseguite 8 misure cautelari nei confronti di pregiuidicati cerignolani.
I dettagli dell’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Pisa, verranno forniti nel corso di un incontro che si terrà tra poco in Questura per le ore 11.

Agg. Comunicato Stampa:

Un commando armato specializzato negli assalti ai portavalori. La polizia ha sgominato un gruppo di otto persone, tutte di Cerignola, ritenute responsabili del colpo (fallito per un errore tecnico) ai danni di due blindati della BTV Mondialpol a Feuglia in provincia di Pisa il 30 settembre 2016. L’intento era quello di portare a casa ben 6 milioni di euro, contenuti in uno dei mezzi della ditta. Manette ai polsi per i capi dell’organizzazione, Antonio Braschi classe ’78 e Pasquale Saracino classe ’74. Assieme a loro sono finiti in carcere durante la notte scorsa, Cosimo Attila Cirulli, classe ’90, Pasquale Matera, classe ’77, Gennaro Lorusso, classe ’78, Damiano Carlucci, classe ’71, Giuseppe Stefanelli, classe ’83 e, infine, Matteo Lagrasta, classe ’74. Indagini sono ancora in corso per accertare il loro coinvolgimento anche nell’assalto a un portavalori tra Ancona Sud e Loreto, avvenuto esattamente un anno prima, il 30 settembre 2015.
Inoltre, Braschi e Saracino erano già sotto obbligo di dimora per un altro fatto di cronaca piuttosto rilevante, l’assalto al caveau della Np Service a Foggia nel giugno 2014, quando misero a ferro e fuoco la città ma senza riuscire a portare via il denaro. L’operazione odierna si focalizza sull’episodio del 30 settembre 2016 sulla A12. Le squadre mobili di Firenze, Pisa, Ancona e Foggia assieme agli uomini dello Sco (Servizio centrale operativo) sono giunte agli 8 arresti dopo mesi di indagini. È emerso che gli indagati, simulando l’appartenenza alle forze dell’ordine con falsi lampeggianti e dispositivi di segnalazione manuale, chiusero l’arteria autostradale A12 tra Rosignano (LI) e Collesalvetti (LI).
Poi il commando bloccò oltre 10 chilometri di autostrada, in entrambi i sensi di marcia, costringendo a scendere dalle proprie auto gli automobilisti in transito e posizionando le vetture in modo tale da chiudere l’A12 creando code chilometriche. I banditi disseminarono una serie di chiodi a quattro punte ed esplosero colpi d’arma da fuoco sulle auto i cui conducenti si mostravano reticenti ad abbandonare il mezzo.
I blindati, intercettati in una galleria, furono raggiunti da diversi colpi di Ak 47 (kalashnikov) e di fucile a pompa. Ne scaturì un conflitto a fuoco con le guardie giurate nel corso del quale si contarono ben 170 colpi esplosi. Nessuno rimase ferito. Carlucci salì sul tetto del portavalori ma durante il taglio della lamiera scattò il sistema “spuma block” in quanto il bandito aveva urtato un tubo. Per questo motivo la banda dovette abortire il colpo fuggendo via a mani vuote.
L’inchiesta, coordinata dalla procura di Pisa, ha immediatamente evidenziato come la rapina fosse stata progettata ed eseguita con grande cura da un gruppo di persone, ben strutturato e altamente specializzato, che utilizzò per i lunghi spostamenti anche un veicolo pesante, ovvero un autoarticolato in grado di trasportare l’intero commando, insieme alle armi e alle attrezzature impiegate.
Le preliminari risultanze investigative – suffragate da intercettazioni (come quella di un colloquio in carcere durante il quale Carlucci parla del suo ruolo nell’assalto e di quello di Saracino, ndr), sofisticate analisi del traffico telefonico, accertamenti balistici e servizi di osservazione, nonché mirate analisi sulle tracce di pneumatici, sulle impronte rilevate nell’ambito dell’inchiesta e sui veicoli rubati utilizzati per il colpo — hanno portato gli investigatori ad individuare il possibile luogo di partenza dei rapinatori nella zona del Foggiano. È stato successivamente ricostruito, difatti, come alcuni degli indagati abbiano soggiornato sul litorale tirrenico durante i mesi precedenti alla rapina, per svolgere accurati sopralluoghi e monitorare gli spostamenti dei “portavalori”. Uno su tutti Braschi mentre Lorusso già viveva in provincia di Pisa e Matera in provincia di Firenze. Proprio da questi ultimi due gli altri del commando andarono a soggiornare nelle settimane precedenti al colpo.
In esito alla menzionata, complessa attività di indagine, il gip di Pisa ha difatti accolto le richieste della procura ed ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti degli 8 indagati, ritenuti gli esecutori materiali dell’assalto, permettendo, tra le altre cose, di disarticolare un pericoloso gruppo criminale radicato nel Foggiano.
Nel medesimo contesto investigativo sono in corso di esecuzione 9 decreti di perquisizione personale e domiciliare, nei confronti di altrettanti, ulteriori soggetti, indagati in stato di libertà per menzionati reati.
Durante gli arresti effettuati nella notte, è emerso che il gruppo stava pianificando un altro colpo. Anche Pasquale Matera era a Cerignola, segnale in più per credere che la banda stesse per rimettersi all’opera. Infatti la polizia, oltre a far scattare le manette, ha sequestrato giubbotti antiproiettile, radio trasmittenti, jammer e una pistola, quest’ultima ritrovata in un autoparco.

Comments

comments

Lascia un commento